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Nel
1600 a Venezia il
tabarro caratterizzava la classe dei semplici cittadini detti appunto "da
tabarro". I nobili usavano la toga. Ai giovani patrizi però piaceva questo
indumento così pratico soprattutto per le loro avventure notturne. Ma il
governo Veneto avversava tale moda comminando
sanzioni gravi. Solo nel 1762 non fu più considerato reato per i nobili girare
con il tabarro anche se da molto tempo questo era diventato di gran moda. Moda
che conquistò anche le dame che vollero servirsi esse pure del tabarro che
colle sue belle pieghe e i suoi pittoreschi panneggi poteva aggiungere maestosa
grazia ad un snella figurina femminile.
E' il
'700 quindi il secolo del tabarro soprattutto nel Veneto.
Esemplari perfettamente conservati si possono vedere al Museo Correr e a
Palazzo Mocenigo a Venezia e nitidissime immagini si vedono in molti quadri
raffiguranti la vita della città e dei suoi personaggi.
A Venezia celeberrimo era
il tabarro da maschera , nero e
ricco, lungo alla caviglia, sopra il quale si indossava la bauta, pure nera e
la larva, maschera bianca che copriva buona parte del volto. Completava il
travestimento il cappello nero a tre punte il tricorno. Il tabarro era
apprezzatissimo da uomini e donne per nascondere l'eleganza sontuosa dei
vestiti e dei gioielli proibiti dalle leggi della Repubblica. Inoltre garantiva
l'anonimato per merito delle stesse leggi. L'identità era segreta e cosi uomini
e donne si permettevano di vivere esperienze lussuriose oltre ogni limite.
Persino "preti e monache per forza" usavano il tabarro da maschera per erotiche
avventure e licenziosi incontri. Sotto di esso potevano nascondersi "la più
gran nobiltà, la plebe più vile, e i delatori più insigni".
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