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Nel
Novecento il tabarro è scomparso di fatto dalle città,
definitivamente soppiantato dal più funzionale cappotto. Rimane largamente
diffuso nelle campagne e nei piccoli centri, sulle spalle di tutti, notabili e
contadini, almeno fino agli anni '50, nero e di panno pesante, impermeabile,
ormai solo capo invernale.
Nel periodo fascista,
soprattutto in città, il tabarro era proibito perché era un indumento tipico
degli anarchici. A Venezia c'era il detto "oh quanti contrabbandi se sconde coi
tabari". Tali restrizioni erano applicate con meno rigore in campagna, anche
perché il più delle volte era l'unico indumento dei popolani.
La storia più recente del
tabarro è ancora nelle memoria di molti anziani. Una bellissima poesia di
Cesare Zavattini racconta proprio questo tabarro, il tabarro della
pianura, da nebbie e da bicicletta:
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